Il romanzo è il giusto compagno di viaggio

Valentini OK fronteIl turismo è un ottimo alleato della lettura. Quando si comincia un viaggio è sempre fondamentale portarsi con sé un buon libro per leggerlo nei momenti di relax. Non guasta nemmeno un bel diario dove scrivere momenti personali che si possono vivere proprio ammirando borghi medioevali o paesaggi ambientali. Le emozioni si tramutano in pensieri da scrivere su un foglio perché costituiscono il nostro bagaglio culturale da rileggere quando siamo tornati a casa. Il romanzo, sicuro compagno di viaggio, riesce a farci sognare nei momenti dove conosciamo nuove realtà. La lettura riesce a creare quel giusto percorso dove è possibile divagare la mente conoscendo nuove storie. David Valentini, scrittore romanzi e appassionato delle storie dei suoi personaggi, nasce nel 1987, annoiando subito i suoi amici con l’ateismo e il nichilismo di Nietzsche fino al conseguimento della laurea in filosofia. Subito dopo continua ad ammorbarli con i suoi testi di narrativa e poesia: tuttavia ancora lo sopportano, per cui forse così male non scrive davvero. Nel 2015 ha pubblicato una raccolta di poesie La via smarrita e un romanzo Nell’orizzonte degli eventi. Con David Valentini cerchiamo di comprendere la sua scrittura e quale significato attribuisce ai romanzi.

Perché vuoi raccontare storie di vita dove le persone possono riconoscersi nelle diverse sfaccettature del racconto?

Tutto parte dalla filosofia: al liceo come all’università ho sempre trovato più affascinanti le teorie e le problematiche moderne e contemporanee rispetto a quelle, pur interessanti, antiche e medioevali. La nostra epoca vive di tantissime contraddizioni e questioni che ognuno di noi ogni giorno affronta: tradizioni e multiculturalismo, fede e ateismo, politica, libertà. Raccontare storie di vite attuali e quotidiane attraverso una lente altamente psicologica e fondamentalmente filosofica è il mio mezzo per interrogarmi (e interrogare gli altri) sulle questioni che ci coinvolgono direttamente. Nel caso di Nell’orizzonte degli eventi tutto nasce da una domanda: cosa rappresenta la morte, oggi, per le persone normali? Uno spunto è nato dal libro Rompere l’incantesimo, del filosofo Daniel Dennett: un libro che consiglio.

Come ti sei avvicinato al mondo dell’editoria? C’è una ragione specifica?

Scrivo da quando ho quindici anni. Come molti ho iniziato con riflessioni e appunti personali, che poi sono diventati mini-racconti di mezza pagina, racconti brevi, storie. E, spesso, poesie. C’è un momento in cui uno finisce di “autocompiacersi” e vuole esternarsi, ma per farlo deve essere preparato. Allora ho studiato seguendo un master in editoria, leggendo valanghe di libri (prima i classici e attualmente i contemporanei) e manuali di scrittura. Quando mi sono sentito pronto, ho inviato le proposte. Sono tutt’oggi convinto che l’editoria sia il luogo della cultura e non solo della merce. Mi sembra un ottimo motivo per avvicinarsi.

Il viaggio è un continuo racconto corredato da immagini che le persone vedono e conservano nel loro bagaglio culturale. Come giudichi i romanzi dove il protagonista principale è proprio il viaggio?

Ho letto On the Road di Kerouac e sto leggendo Terzani, Un indovino mi disse, dove il viaggio è protagonista. E tralasciando il significato più ampio e metaforico del termine “viaggio” (ogni romanzo tratta di un viaggio personale del protagonista), sono convinto che siano romanzi (o racconti) che offrono qualcosa in più, soprattutto se l’autore ha personalmente vissuto quell’esperienza. Una nuova prospettiva, diciamo, una seconda via rispetto alla stabilità della tradizione in cui si è cresciuti. Il viaggio è straniante, ci si può confondere: ma è in quella confusione, in quell’assenza di un “centro di gravità permanente” che veramente si può essere liberi. Di sfuggita, la maggior parte dei miei protagonisti ha viaggiato come migrante o esule. Approcciarsi all’altro-dal-conosciuto è l’antidoto a una visione del mondo ristretta e campanilista, tipica, fin troppo spesso, dell’uomo occidentale che tutto crede di sapere.

Francesco Fravolini

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