Musei italiani, valorizzare il patrimonio culturale

musei italianiI musei italiani sono una grande realtà culturale italiana. I turisti possono ammirare la storia del Bel Paese nei distretti museali, dove sono in mostra le testimonianze storiche e artistiche, quasi a certificare la storia e l’arte della nazione. Il degrado e la scarsa organizzazione preoccupano gli addetti ai lavori, poiché i musei potrebbero essere un volano economico per rilanciare il turismo e l’immagine dell’Italia. Tiziana Leopizzi, impegnata nel settore dell’arte contemporanea e del design, delinea la situazione dei musei italiani, ponendo l’accento sul patrimonio culturale non giustamente valorizzato.

I musei italiani conservano una porzione di storia. Sono valorizzati?

«Il numero di musei presenti in Italia è esorbitante con una spiccata varietà, capace di accontentare tutti i gusti, da quelli di archeologia a quelli di categoria, dal vino alle auto fino ad arrivare al costume. La valorizzazione dei musei presupporrebbe investimenti in attrezzature e personale, ma i fondi a disposizione sono insufficienti. Quindi le carenze, soprattutto di personale, sono notevoli. Per fortuna esistono numerose associazioni di volontariato che, animate dalla loro passione, forniscono un valido aiuto, in certi casi anche didattico, raccogliendo aneddoti e curiosità per la gioia dei visitatori».

I visitatori apprezzano la storia raccontata nei percorsi museali?

«Stranamente sì. Sottolineo stranamente perché per apprezzare qualcosa, qualunque essa sia, è fondamentale possederne i parametri di riferimento, che sono sempre meno curati. La scuola è stata svuotata mentre nella forma gli insegnanti sono stati umiliati, pertanto sono poco preparati, salvo rare eccezioni. Nonostante tutto ciò ho visto file di gente, per esempio agli Uffizi di Firenze, attendere pazientemente il proprio turno per entrare. La pubblicità è l’anima del commercio, anche in questo settore, e ciò che vale per gli Uffizi non è certo la norma».

C’è un buon gradimento?

«L’attività che svolgo mi porta a mettere l’accento sull’importanza del nostro immenso patrimonio artistico e, ove possibile, cerco il dialogo tra l’arte di ieri e quella di oggi. Un esempio. Per ARTOUR-O il MUST che ha felicemente girato la boa dei 10 anni a Firenze, esiste un capitolo che si chiama ARTOUR-O in Città, il quale tocca luoghi come Santa Maria Novella o gli splendidi palazzi storici. Questa scelta è stata fatta proprio per valorizzare alcuni tesori che sono poco visitati. Le recenti iniziative del FAI, di AMACI, dei Comuni che organizzano le notti dei musei e altri appuntamenti sono nella direzione giusta. Queste iniziative sono ammirevoli ma restano una goccia nel mare perché agiscono su un terreno abbandonato, dato che la scuola non svolge il proprio compito. Durante questi anni ci siamo battuti, abbiamo raccolto firme per introdurre la storia dell’arte in tutte le scuole di ogni ordine e grado, che è follia disattendere in un Paese come il nostro che vive di questo, e abbiamo salutato con sollievo la decisione del ministro della Cultura, Dario Franceschini. La strada, però, è ancora in salita ed è tutta da percorrere anche se la direzione è quella giusta e speriamo che, grazie a internet, aumenti la consapevolezza dell’importanza della nostra cultura».

Qual è lo stato architettonico dei musei italiani?

«Non gode certamente di buona salute. Il problema è il solito, la mancanza di fondi. Fra l’altro i nostri musei prevedono un costo molto basso dei biglietti di ingresso e questo non aiuta. Se non si riuscirà a preparare il pubblico non saranno frequentati neppure a ingresso libero».

Francesco Fravolini

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