Ardengo Soffici, l’essenza poetica rivive nei paesaggi

Adriano SofficiC’è una mostra da ammirare attentamente nelle Scuderie Medicee situate a Poggio a Caiano in provincia di Prato, dedicata alla straordinaria poetica dei paesaggi realizzati dal grande artista Ardengo Soffici. Il Museo Soffici e del ’900 italiano insieme all’Assessorato alla Cultura del Comune di Poggio a Caiano sono gli organizzatori dell’esposizione artistica “Ardengo Soffici. Giornate di Paesaggio”, aperta al pubblico fino al 27 luglio 2014. È un’occasione da non perdere per gli appassionati di arte e per le persone che amano questo tipo di espressione artistica poiché è possibile vedere, riuniti in una mostra, cinquanta paesaggi di Soffici, tra i più significativi del suo cammino stilistico, dal 1903 agli anni Sessanta. Si tratta di paesaggi provenienti da raccolte pubbliche e private. È un particolare tema nel quale è coinvolto l’intero universo dell’artista e sul quale si concentra l’essenza della sua poetica. A riscontro di stile e di poetica sono esposti altri quindici paesaggi di artisti italiani come Giovanni Fattori, Felice Carena, Arturo Tosi, Lorenzo Viani, Achille Lega, Filippo de Pisis, Raffaele de Grada, Carlo Carrà, Virgilio Guidi, Giorgio Morandi, Ottone Rosai, Pio Semeghini, Umberto Lilloni, Giorgio de Chirico, Mario Sironi. Non possono mancare le prime edizioni di tutti i libri di Soffici, compresa una selezione di riviste italiane e francesi che diresse tra cui Lacerba, Rete Mediterranea, Galleria, La Ghirba, senza tralasciare altre pubblicazioni alle quali collaborò da La Plume a La Voce. Nelle Scuderie della Villa Medicea di Poggio a Caiano, i visitatori possono accedere, con lo stesso biglietto, nel Museo Ardengo Soffici e del ’900 italiano per vedere altre quaranta opere di Soffici, tra cui otto paesaggi. La mostra è curata da Luigi Cavallo, studioso dell’artista, con interventi, ospitati nel catalogo, di Luigi Corsetti, Marco Moretti e Oretta Nicolini. L’esposizione è realizzata con i contributi di Camera di Commercio di Prato e Banca di Credito Cooperativo Area Pratese. Dai suoi punti di osservazione di Poggio a Caiano, la città toscana dove trascorse gran parte della sua vita e dove è sepolto, senza dimenticare il luogo estivo di Forte dei Marmi, Soffici ebbe modo di praticare i panorami toscani con tale ampiezza e profondità di lettura creativa da essere stato, per molti critici, identificato proprio con il paesaggio, come Morandi si identifica con la natura morta mentre Casorati con la figura. Il paesaggio è per Soffici motivo di accesso all’intera sfera del linguaggio contemporaneo. Per Soffici diventa un autentico e singolare spunto per esprimere la sua creatività artistica. Fin dalle prove giovanili e, in un secondo momento, in taluni saggi parigini tra il 1900 e il 1907, Soffici si trova a riflettere figurativamente sui panorami che conosceva, attore di una riplasmazione in chiave moderna di ciò che era stato il paesaggio dipinto da quando, attorno al XVII secolo, diviene non più solo sfondo ma protagonista in sé autonomo. Nella mostra è bene sottolineare alcune opere artistiche, capaci di rilevare la grande attenzione di Soffici verso i mutamenti della società con minuziose descrizioni particolareggiate. Nel dipinto In Paesaggio, eseguito probabilmente nel 1907, e nelle Fornaci del Poggio a Caiano del 1908, sono presenti diversi elementi conformi al lavoro di quel periodo: la materia densa di suggestioni impressioniste, l’andamento cezanniano della pittura, la pennellata a martellature, il vivace accumulo del colore che conferisce i profumi teneri e acuti della natura. Sono quelli gli anni, dopo il suo rientro da Parigi, particolarmente fecondi e pieni di entusiasmo: l’artista ritrova il contatto con il paesaggio italiano rivivendo gli amori dell’infanzia, l’immersione nella campagna che per tutta la vita sarà argomento di espressione lirica. La route (Strada per Carmignano) del 1911 mostra una cesura tra i paesaggi del 1907-08 e quelli dei due anni successivi: il cambiamento non è tanto nei colori, poiché Soffici rimane fedele a una certa gamma tonale, ma nell’impaginato, nella composizione dei blocchi, nei rapporti spaziali che tendono a costruire su due dimensioni, appiattendo la prospettiva. Si vedono con maggiore chiarezza le riduzioni sintetiche a geometria piana dei volumi, espressione del linguaggio cubista. Paesaggio del 1912, è l’esempio perfetto delle ricerche di Soffici in un momento cruciale del suo iter stilistico: l’artista “mette in pratica le proprie convinzioni teoriche sul plasticismo cubista considerato in discendenza, comunque in rapporto di lettura, dalla pittura dei primitivi toscani”. In Casolari del 1912-13, l’inquadratura di grande sintesi e semplicità mostra come l’asciuttezza dei tratti, senz’altro appresa dai grandi toscani, si sposa felicemente con la ricostruzione analitica di Picasso e Braque. Paesaggio a Chiavris (1916), l’unico documento pittorico del periodo bellico di Soffici, tra il 1916 e il 1918, è un esempio precoce della riacquisizione degli elementi di natura che si impongono sugli elementi astratti della composizione. Un altro esempio si può vedere In Casa colonica del 1920, il “richiamo all’ordine” come lo intende Soffici è espresso con la casa colonica, il pagliaio, i campi coltivati; è l’abbraccio profondo con la realtà di natura e la realtà nella quale si fondono le emozioni del creato, compresa l’impronta dell’esistenza umana in un’alta suscitazione spirituale. Tra le opere degli anni Cinquanta, Paesaggio toscano (1952), appartenuto a Rodolfo Siviero, legato a Soffici da un’antica amicizia, si inserisce tra le numerose composizioni paesaggistiche, come le varie “case del Berna”, le vedute di Forte dei Marmi e di Poggio a Caiano, nelle quali Soffici, volta per volta, infonde le sue emozioni più profonde e impercettibili. Egli riscopre costantemente questo legame viscerale con la natura, commemorando i luoghi amati con uno sguardo sempre nuovo.

Francesco Fravolini

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