Firenze, tre profeti di Donatello del Campanile di Giotto

Battistero di Firenze  - opere di DonatelloIl Battistero di Firenze ospita tre opere d’arte di Donatello completamente restaurate. È bene ricordare che si tratta del primo restauro avvenuto dopo 600 anni. Il turista può ammirare, fino al 30 novembre 2014, le tre grandi sculture di Donatello: il Profeta imberbe, il Profeta barbuto o pensieroso e il Profeta Geremia. Sono scolpite nel marmo da Donatello, tra il 1415 e il 1436, parte delle sedici figure commissionate a più artisti dall’Opera di Santa Maria del Fiore per ornare il Campanile di Giotto tra il 1330 e il 1430. È un particolare restauro di opere d’arte di grande pregio da vedere attentamente poiché espressione della cultura artistica italiana, patrimonio indiscusso della cultura del Bel Paese. La mostra nasce da un’idea di Sergio Risaliti ed è organizzata dall’Opera di Santa Maria del Fiore dopo il grande successo dell’ostensione in Battistero, nel 2012, dei tre Crocifissi di Brunelleschi, Donatello e Michelangelo. L’inaugurazione è prevista il 2 maggio, alle ore 18.00, nell’ambito del Festival delle Religioni, curato da Francesca Campana Comparini. È un’occasione storica da non perdere per comprendere la straordinaria bellezza della presenza artistica italiana. L’esposizione dei tre profeti è resa possibile dalla temporanea chiusura del Museo dell’Opera del Duomo dove le statue sono conservate. Il museo riapre al pubblico nell’autunno 2015 rinnovato e raddoppiato negli spazi espositivi. Dei tre Profeti di Donatello, l’Imberbe è visibile per la prima volta dopo il restauro, condotto dalla Bottega di restauro dell’Opera, attiva dal 1296, la quale è intervenuta anche su altri due Profeti di Donatello: il Barbuto o pensieroso e Abramo con Isacco. Il Profeta imberbe si presentava in un cattivo stato di conservazione. I fenomeni di degrado erano dovuti principalmente alla prolungata esposizione agli agenti atmosferici, quando la statua si trovava ancora nelle nicchie del Campanile di Giotto. Per ripulire l’opera artistica è stato usato il laser mentre in altre parti si è intervenuti con il bisturi e resina a scambio ionico. La figura del profeta Imberbe è ispirata al modello classico dell’oratore ma è caratterizzata da un forte realismo e da una profonda intensità espressiva. La testa è trattata con penetrante individuazione fisiognomica che non ha niente di convenzionale. La statua è alta 192,5 centimetri e fu realizzata da Donatello tra il 1416 e il 1418 per il lato est del Campanile di Giotto, quello rivolto verso la Cupola del Brunelleschi, che all’epoca doveva ancora essere costruita. Il Profeta Imberbe è opera certa di Donatello, nonostante l’attribuzione vasariana a Niccolò Lamberti, come hanno dimostrato I documenti ritrovati dal Poggi nel 1909, da cui si ricava che l’Opera di Santa Maria del Fiore commissionò due profeti del last est a Donatello nel 1415. Il Profeta barbuto o pensieroso è la seconda delle statue realizzate da Donatello per il Campanile di Giotto, fu pagato nel luglio del 1420, due anni dopo il Profeta imberbe. Mettendoli a confronto evince con chiarezza una maggiore monumentalità nel Barbuto, una maestosità già esplorata dall’artista nel San Giovanni Evangelista, scolpito per la facciata del Duomo di Firenze tra il 1408 e il 1415, e il San Marco realizzato per Orsanmichele dal 1411 al 1413. L’inconsueto gesto della mano destra che, sprofondata nella barba, sostiene la testa del personaggio inclinata in avanti, evoca lo stato interiore grave e riflessivo che doveva caratterizzare molti dei profeti d’Israele. Proveniente dalle nicchie del terzo ordine del Campanile, Il Profeta Geremia fu eseguito da Donatello tra il 1427 e il 1435. Donatello si è ispirato alla ritrattistica romana imprimendo al volto del profeta un verismo sconcertante. Non è un viso classico ma quello di un uomo in carne ed ossa, con la barba incolta, la fronte e il labbro inferiore sporgenti, gli occhi stanchi ma vigili. I panneggi tormentati, con profonde tasche di ombra, create dalle pieghe spezzate, enfatizzano la drammaticità di questa figura. Nel primo Cinquecento Michelangelo troverà nel Geremia donatelliano una delle sue fonti d’ispirazione per il David. Donatello realizzerà altre due statue per il Campanile di Giotto, oltre ai tre profeti ora in mostra: il Sacrificio di Isacco, terminato il 6 novembre del 1521, in collaborazione con Nanni di Bartolo e l’Abacuc scolpito prima del 1426.

Francesco Fravolini

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