Firenze, restaurato il Crocifisso di Benedetto da Maiano

Restauro, il volto del Cristo - FirenzeÈ stato completato il restauro del Crocifisso di Benedetto da Maiano, scultore e architetto. Riconquista a pieno titolo la sua collocazione sull’altare maggiore del Duomo di Firenze, dopo circa quattro anni di lavori. Il restauro, eseguito su proposta del Cardinale Giuseppe Betori, è stato affidato dall’Opera di Santa Maria del Fiore all’Opificio delle Pietre Dure. Il Cardinale svela il Crocifisso restaurato durante la solenne liturgia del Venerdì Santo, il 18 aprile 2014 alle ore 17.00, quando tre volte pronuncerà le parole “Ecce lignum crucis”, “Ecco il legno della croce…”. L’intensa umanità della figura di Cristo torna visibile dopo essere stata oscurata un secolo e mezzo da uno spesso strato di ridipintura a finto bronzo, probabilmente applicata da un maestro ottocentesco, Giovanni Duprè, di cui sono documentati alcuni interventi sull’opera. Con il restauro si è voluto scoprire se esistesse ancora l’antica policromia sotto la ridipintura ottocentesca e, nel caso, se fosse possibile recuperarla. Le numerose indagini diagnostiche eseguite sul Crocifisso hanno confermato l’esistenza di una policromia a carattere naturalistico, mentre i successivi saggi effettuati sulla scultura hanno convinto sull’opportunità di intervenire. «Il lavoro di rimozione dello strato di finto bronzo – afferma Laura Speranza, direttore del settore restauro sculture lignee policrome dell’Opificio – è stato lungo e molto delicato. Quando i lavori avanzavano la scultura riacquistava, con il recupero dei colori naturalistici, i suoi valori plastici, con una anatomia perfetta, con la muscolatura descritta morbidamente che bene si adatta alle caratteristiche di Cristo secondo quanto asseriva Savonarola: ”il dolce et bon Jesu era di nobile complessione, et tenera, et delicata, et molto sensibile”». La rimozione della ridipintura ha portato alla luce anche le reali dimensioni del perduto perizoma che doveva essere di tessuto azzurro, come hanno rivelato alcune tracce di colore sul legno e un filo rimasto impigliato in un chiodino. Quello ottocentesco era cortissimo, poco più di una fascia mossa di tessuto, mentre il perizoma quattrocentesco doveva ricoprire tutta la parte superiore della coscia. Dopo lo studio di altri Crocifissi di Benedetto da Maiano, in cui questo indumento tessile è ancora conservato, comprese varie prove su un modello 3D appositamente realizzato, i restauratori hanno panneggiato un nuovo perizoma in tessuto di misto lino, tinto d’azzurro e trattato con una specifica resina che permette di mantenere la forma dei panneggi e di rendere meno ricettiva alla polvere la stoffa. Acquistato dall’Opera di Santa Maria del Fiore nel luglio 1509 dal figlio dello scultore Giovanni, dopo tredici anni dalla morte del padre, il Crocifisso fu affidato per la policromia a Lorenzo di Credi nel 1510 e nello stesso anno un “octonaio”, tale Michelagnolo di Gugliemo, fu pagato per la “opera della diadema di rame dorata e della corona di spine facta per il crucifixo dello altare maggiore”. Durante il restauro, il Crocifisso di Benedetto da Maiano è stato sostituito con un altro, opera di un artista anonimo del XV secolo. È il Crocifisso che anticamente era collocato sull’altare maggiore della Cattedrale prima di quello di Benedetto da Maiano. La scultura si aggiunge alla collezione del nuovo Museo dell’Opera.

Francesco Fravolini

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