L’olio del Cilento rispecchia le peculiarità del territorio

olio del cilentoL’olio del Cilento è un grande patrimonio della gastronomia italiana. Quei particolari territori riescono a produrre un bene italiano di sicura eccellenza. Le esportazioni di olio sui mercati esteri sono considerevoli, conferendo una ricchezza economica da non sottovalutare, capace di aumentare la specifica considerazione del Bel Paese. Angela Canale, agronomo, capo panel Assoprol Umbria, sottolinea l’importanza organolettica dell’olio del Cilento, compresa la sua peculiarità gastronomica. «Nella storia dell’uomo agricoltore la pianta di olivo ha rappresentato una grande opera di addomesticamento, in grado di trasformare boschi impenetrabili in oliveti ordinati e produttivi. Antiche civiltà tentarono e riuscirono pienamente in questa opera maestosa, ancora bene presente. Il luogo è il Cilento e l’olivicoltura che regna sovrana forse è l’unica che, in Italia, si espande all’interno di un parco naturale protetto». «Dalle scogliere della costa si arrampicano e crescono indisturbate gigantesche piante di olivo, che trovano nella roccia e nel clima l’habitat ideale. Ma nel corso del tempo le chiome si sono trasformate da composte e ordinate in voluminose e invadenti, poiché in molti casi risulta impossibile la gestione da parte dell’uomo agricoltore. Ma sempre più frequenti sono i casi di aziende moderne ed efficienti, dove la meccanizzazione è diventata ordinaria quale espressione dell’uomo moderno. Più che in altri luoghi, nel Cilento – continua Canale – coesistono nuove tecnologie, antichi lavori e tradizioni a sostegno di una olivicoltura e di un prodotto profondamente marcato dal territorio. Antiche varietà come la “Pisciottana” occupano indisturbate interi areali, piante secolari e rigogliose popolano boschi di olivi tra Palinuro e Pisciotta fino al Vallo di Diano. Spostandoci verso l’interno fino ad arrivare a Paestum vediamo cambiare l’espressione varietale e ci troviamo di fronte alla “Rotondella”, alla “Salella”, all'”Ogliarola” e alla “Carpellese”. Non mancano, però, grandi varietà a larga diffusione come il “Frantoio” e il “Leccino”, che in questo ambiente risultano particolarmente produttive, utilizzate soprattutto nei nuovi impianti. Al servizio degli olivicoltori – conclude Canale – troviamo frantoi moderni a ciclo continuo che compensano il duro lavoro della raccolta, dando oli di eccellente qualità. Ma dove la tradizione parla nuovi linguaggi coestino ancora vecchi “trappeti” e antichi profumi. Blu, azzurro e verde sono i colori che in tutte le stagioni parlano di una terra appartenuta alla Magna Grecia, dove il profumo della salsedine, della terra e dei boschi racconta storie di olive e di olio. Un olio confezionato in eleganti bottiglie che accompagna alici mainate, mozzarelle, carciofi e molto altro ancora».

Francesco Fravolini

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