Turismo, più investimenti sul patrimonio culturale italiano

patrimonio culturaleLa timida crescita economica registrata alla fine del 2013 convince la politica a porre l’accento sulla valorizzazione dell’Italia. Il governo studia provvedimenti per sostenere la ripresa delle attività delle imprese. Gli accordi internazionali vengono stipulati per favorire l’aumento della produzione, atteso da ormai troppi anni. Il progetto Destinazione Italia è particolarmente caldeggiato dal governo per incoraggiare gli investimenti nel Bel Paese. Tante le risorse da mettere in campo, peccato che nessun ministro del governo si ferma a riflettere sulla grande potenzialità del turismo. È una distrazione sulla quale riflettere. Non serve attirare i capitali esteri perché è un patrimonio già posseduto dall’Italia. Come potremmo definirla la variegata testimonianza storica, artistica e paesaggistica? Il governo perde nuovamente l’occasione per investire sulla ricchezza culturale dell’Italia, al fine di aumentare il flusso di turisti. È così difficile comprendere l’entità economica del volano chiamato turismo? L’Italia non ha mai voluto investire sul patrimonio culturale perché preferisce scommettere su altri asset economici. Il settore del turismo sconta forti ritardi, senza tralasciare una gestione fallimentare dove i musei e le testimonianze storiche e archeologiche non sono opportunamente valorizzate né tanto meno custodite. La vicenda del sito archeologico di Pompei, patrimonio Unesco, troppo a lungo lasciata senza risposta, è un evidente segnale del totale disinteresse della cultura italiana e, di conseguenza, del turismo. La responsabilità è molteplice perché nessun governo, tranne alcuni, ha preso in seria considerazione il tema del turismo, strettamente collegato al patrimonio culturale italiano. Non è stato opportunamente valorizzato quel giusto orgoglio tra la popolazione italiana nell’esaltazione del patrimonio culturale. A nessuno importava che un anfiteatro romano era pericolante perché abbandonato al suo destino. A pochi interessava che nel borgo medievale di Corciano, vicino Perugia, c’è un interessante museo della civiltà contadina, con testimonianze raccolte all’interno di una graziosa abitazione, tutta da ammirare attentamente. Per riuscire a catalizzare l’attenzione del visitatore servono investimenti su tutto il settore del turismo, dall’accoglienza alla cultura. È denaro ben speso che potrebbe rendere nel breve periodo, poiché i maggiori incassi dovuti a un aumento dell’affluenza dei turisti nei musei, se ben riorganizzati, si registrerebbe immediatamente. Tutto ciò accadrebbe anche in altri contesti storici e culturali come pinacoteche, gallerie storiche, palazzi medievali e biblioteche. Non servirebbe nemmeno un considerevole fabbisogno di capitali poiché si potrebbero usare, con un ammortamento graduale nel tempo, i maggiori introiti economici derivanti dalla riorganizzazione del patrimonio culturale del Paese. Con un corretto piano di ammortamento sarebbe possibile restaurare le testimonianze storiche per conferire quella nuova immagine dei beni artistici italiani, capace di aumentare il turismo italiano. Non serve una grande strategia ma occorre quella giusta convinzione nel credere alla ricchezza storica italiana. Si potrebbe creare anche una nuova occupazione, specie tra i giovani, assumendo le persone specializzate presso le facoltà universitarie specifiche. È bene ricordare l’Università della Tuscia, a Viterbo, dove c’è un corso di laurea nella Conservazione dei beni culturali. A piccoli passi l’Italia tornerebbe a splendere con la sua storia e la sua arte, segno distintivo delle radici storiche. È difficile comprendere questo disinteresse del governo, mentre a breve leggeremo della caduta di un altro pezzo storico, crollato da un torrione medievale perché non opportunamente restaurato.

Francesco Fravolini

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