Unesco: «Liberate Villa Adriana dal cemento»

unesco - villa adrianaA vedere tutti quei siti italiani sulla piantina dell’Unesco, il cuore si riempie di orgoglio. Sono disposti quasi a formare una spina dorsale, quella della nostra storia passata e presente, del nostro territorio, con i suoi picchi di celebrità. Le belle Ville Palladiane a Vicenza, le Cinque Terre, il Campo dei Miracoli a Pisa, gli scavi di Pompei, di Ercolano e di Paestum, senza tralasciare Matera con le sue chiese rupestri e i Sassi. Che meraviglia. Eppure, forse non tutti sono in grado di apprezzare tali bellezze se, da qualche anno Villa Adriana, promossa nel 1999 a Patrimonio dell’Umanità, è minacciata da 180 mila metri cubi di cemento. Ad aprile 2013 il governo italiano e il comune di Tivoli sono stati avvertiti dall’Unesco sull’eventualità di depennare Villa Adriana dall’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità, qualora la buffer zone, quella di rispetto, non venga liberata dalle pretese edilizie. Il 1° febbraio 2014 il grande complesso adrianeo perderà il suo primato, in quanto nessuno si è potuto muovere. Nessuno ha potuto difendere la residenza di Adriano, perché quel terreno che la fronteggia è privato e il signor Mezzaroma, proprietario dell’area, non ha intenzione di rinunciare al suo progetto edilizio. Così sia Bray sia il comune di Tivoli non potranno portare alcuna attenuante alla decisione finale. Un luogo così bello e così evocativo non merita questo trattamento. Sembra quasi che una maledizione incomba su quel celebre complesso. Nel 2012, durante il governo guidato da Mario Monti, un’altra minaccia pendeva sulla Villa: la realizzazione di una discarica. Fortunatamente l’iniziativa è stata bocciata e, dopo diverse proteste e rimostranze, la zona è stata salvata. Purtroppo Villa Adriana non soffre solo di nemici esterni, la residenza ha come nemici interni l’incuria e il semiabbandono. Molti degli edifici non sono accessibili, ci sono transenne ovunque e in alcuni luoghi c’è pericolo di crollo. Il bellissimo passaggio sotto la Pescheria, dove ci si emozionava a vedere la firma di Piranesi, è chiuso da anni e anche le piccole terme non sono visitabili da molto tempo. Il Teatro marittimo è diventato porto delle tante tartarughe, abbandonate sotto lo splendido colonnato ionico. Chi sa se, come nel caso di Pompei, anche qui non ci sarà bisogno di un dottore di lingua tedesca, di un team di professori e di ricercatori che corrano al capezzale di questo sito che, al di là dei titoli Unesco, merita il nostro rispetto ed amore.

Francesca Maria Pedullà

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