Il bambinello della chiesa dell’Ara Coeli

chiesa dell'ara coeliDa venti anni circa il Bambinello della chiesa dell’Ara Coeli a Roma è assente alle cerimonie legate al Natale e all’Epifania. Il 2 febbraio del 1994 la statua è stata trafugata della chiesa capitolina e da allora se ne sono perse le tracce. I romani ancora piangono la perdita di colui che fu per molti secoli amato e venerato dall’intera cittadinanza, per i miracoli compiuti su uomini e donne, risanandoli e riportandoli in vita. I benefici della statua si manifestavano durante l’Epifania, quando la statua veniva portata in processione per Roma, benedicendo la popolazione. La statua era molto antica, risaliva al XV secolo, ed era avvolta da una leggenda di quelle che pochissime opere possono vantare, ammantata da un’aurea di magia plurisecolare. La tradizione racconta di un monaco francescano in visita a Gerusalemme, di un ramo di ulivo preso dall’orto dei Getzemani e della creazione di una statuetta lignea, alta 60 centimetri e modellata a raffigurare le fattezze del Santo Bambinello. Sopraggiunta la notte il monaco, colto dalla stanchezza, non osa rovinare la sua creazione dipingendola e prega affinché venga portata a termine da mano angelica. Il giorno seguente l’opera era finita, decorata e vestita di panni meravigliosi, tempestati di oro e di gemme. Una sorta di Acheiropita, non fatto da mano umana e pieno del valore trascendente delle antiche icone romane. L’opera venne trasportata a Roma non senza passare mille peripezie. Durante il tragitto in mare, infatti, a causa di una tempesta, la cassa con la statua cadde fra i flutti e fu ritrovata dal monaco in prossimità di Livorno, lungo le coste. Venne quindi portata a Roma e collocata nella chiesa dell’Ara Coeli. Luogo migliore di questo non poteva essere scelto, dato che la tradizione medioevale raccontava che proprio nel Tempio di Giunone Moneta, in seguito sostituito della chiesa, Augusto aveva avuto la visione della Vergine con il Figlio, in atto di annunciare l’arrivo di Cristo. Dunque Gesù giunse dove era stato annunciato mille e quattrocento anni prima e conquistò la devozione di tutta la cittadinanza. Presto venne alla luce il suo potere taumaturgico e molte persone furono da lui risanate, se non addirittura riportate alla vita. A partire dal 1700 gli infermi, le donne e i bambini salivano le scale della chiesa per chiedere fertilità, salvezza e protezione. Ed un primo furto risale al 1647 quando una donna sottrasse la statua, per poter godere della sua protezione in forma esclusiva. La documentazione in merito a come andarono le cose in questa circostanza è farraginosa e pone un primo dubbio sull’originalità della statuetta trafugata nel 1994. In effetti se una delle tante versione attesta il ritorno del Pupo alla sede capitolina, un’altra fonte riferisce che la statua fu divisa in due e quindi ricomposta per essere ricollocata nella chiesa dell’Ara Coeli. A metà del XVIII secolo il Santo Bambino era decorato da preziosissime pietre, fra cui diamanti, zaffiri, smeraldi, ametiste e zaffiri e ornato d’oro e argento. Il Belli a tal proposito scrisse che “manco era accussì infasciato er fio de Napujone piccinino”. Per tale ragione nel 1798, al tempo dell’occupazione francese, la statua venne spostata nella chiesa di San Giovanni in Giulianello, presso Cori, affinché non venisse rubata o rovinata dai giacobini. E, secondo una tradizione è ancora lì, spoglio dell’originale vestito. La tradizione popolare romana attesta invece che il Pupo sia stato riportato nella chiesa dell’Ara Coeli e che abbia continuato nel tempo a rendere ai fedeli i suoi miracolosi favori.

Francesca Maria Pedullà

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