I musei italiani sono luoghi poco visitati

musei italianiI musei italiani sono sempre più deserti. A confermare la continua tendenza negativa del Bel Paese è l’Istat presentando dati preoccupanti. Gli italiani non amano andare nei musei a conoscere la cultura e l’arte, perché preferiscono trascorrere il tempo libero in altri luoghi. Le scarse presenze di visitatori registrate nei musei italiani, nei siti archeologici e nei monumenti sono drammatiche. Il patrimonio culturale sembra non suscitare quella sana curiosità culturale, capace di maturare una buona conoscenza. Eppure abbiamo una straordinaria ricchezza culturale. Gli stranieri si prenotano per venire ad ammirare i musei italiani, mentre gli italiani si dirigono verso mete più trendy. Le cifre dell’Istat fotografano una situazione a dir poco preoccupante. Il 28 per cento dichiara di aver visitato un museo nel 2011. È peggiore l’affluenza dei siti archeologici che si ferma al 21,1 per cento. Se facciamo un paragone con le altre nazioni d’Europa evince l’assoluto bisogno di educare gli italiani alla cultura. Nella vicina Francia è il 61 per cento della popolazione ad aver visitato almeno un museo nel 2011. Nel Regno Unito è addirittura il 75. Un’altra fonte, l’Eurobarometer, un organismo dell’Unione europea, presenta dati leggermente diversi: il 30 per cento degli italiani ha visitato musei o gallerie nei 12 mesi precedenti la rilevazione (avvenuta fra aprile e maggio del 2013), in calo del 4 per cento rispetto a un anno prima (la media europea è 37). La situazione migliora per i palazzi, i castelli, le chiese, i giardini: 41 per cento (-8 per cento rispetto alla precedente rilevazione, media europea 52 per cento). «L’unico museo molto visitato è il Museo Vaticano che non può definirsi italiano. L’assenza di visitatori fa riflettere – commenta Francesca Maria Pedullà, guida turistica di Roma e provincia – non tanto sul valore dei nostri musei, ossia sulla qualità delle opere esposte, quanto sul come questo grandioso repertorio sia proposto. A Roma, come in gran parte d’Italia, poche persone sono a conoscenza della presenza di alcune collezioni e musei. Tutto ciò deriva dalla scarsa pubblicità e dalla carenza di materiale informativo, senza dimenticare gli orari di apertura dei musei, il cui accesso è impossibile a quanti lavorano durante la settimana. Alcuni Musei e Collezioni sono difficilmente raggiungibili con i mezzi pubblici e il parcheggio è un’impresa come nel Museo Nazionale Romano. Altro inconveniente. Una volta arrivati si può rischiare di trovare il museo chiuso per mancanza di personale, come nel caso del Museo del Tempio della Fortuna Primigenia di Palestrina. Può anche accadere di vedere parte del museo inagibile, magari proprio quella sezione che tanto desideravamo visitare come il museo della Civiltà Romana all’Eur. Un altro problema legato alla comunicazione – conclude Pedullà – deriva dalla mancanza di un catalogo ragionato. La visita al museo è alla cieca, accontentandosi di leggere delle didascalie spesso incomprensibili a un pubblico profano. Ma forse la causa principale di tanta latitanza nei nostri musei è l’assenza di una buona promozione. Pochi sono a conoscenza delle meraviglie conservate nel nostro Paese. Questa lacuna rende difficile a quanti vorrebbero avvicinarsi a quello che più di sublime rimane del passato: l’arte con tutte le molteplici implicazioni di bello e di buono che la storia insegna». L’attenta analisi statistica prende in esame le abitudini dei cittadini italiani non quelle dei turisti. Non è considerato nemmeno il numero complessivo dei visitatori di Pompei, degli Uffizi o dei Vaticani. Ciò che interessa capire è quanto valgono i beni culturali in termini di conoscenza e di cultura in senso generale. È utile avere l’opportuna contezza del valore economico derivante dai musei e dai siti archeologici, senza ridurre l’argomento con una banale cifra monetaria. È bene parlare di una crescita culturale complessiva riguardante l’intera comunità. Tutto ciò serve a sollecitare un’attenta riflessione da parte della politica italiana verso una maggiore sensibilizzazione dei musei e della cultura, a cominciare proprio dai giovani. Le risorse economiche da investire nel settore culturale sono sempre minori. Scarseggiano gli investimenti mentre è assente una buona comunicazione del patrimonio culturale verso l’estero. Le eccellenze della gastronomia e del vino riescono a salvare l’immagine italiana, ma sarebbero utili altre azioni di stimolo e di promozione da pianificare nel breve e nel lungo periodo.

Francesco Fravolini

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