Quando il viaggio permette di conoscere la storia

il viaggioIl viaggio evoca moltissime immagini, interne ed esterne. Il viaggio più avvincente, più facile da intraprendere, perché economico, è quello che conduce sulle ali della fantasia, all’interno di una tela sottile e invisibile, spingendo le quinte della coscienza oltre il sensibile. I viaggi di Ulisse ed Enea o quelli di Lucio o di Dante, come anche quello del giovane Rimbaud sono percorsi simbolici, esperienze intime dove è in gioco la trasformazione dell’essere, una sua evoluzione verso la definizione dell’esistenza. Come nel Battello ebbro, il viaggio può essere la dipartita di tutto ciò che sta intorno a noi e che, per forza di legame, non ci permette di vagare liberi. Finalmente disancorati dal peso del passato, possiamo nuovamente immergerci in un nuovo mare, oltre le colonne di Ercole del controllo. Per viaggiare bisogna, però, ben equipaggiarsi, perché il viaggio non comporti inutile raggiro per la mente e per il corpo. Spesso, se mal progettato, il viaggio si trasforma in un periplo inconcludente intorno allo stesso punto, alla stessa terra, quella sicura culla che ci trattiene come fanciulli nelle braccia della materna sicurezza. Il viaggio è, infatti, abbandono e apertura al nuovo. Il viaggio può essere anche un’esperienza fisica importante. Il percorrere uno spazio implica un tempo, oltre che un’esperienza visiva unica. Paesaggi, strade e città, molteplicità sensoriale, fatta di odori, colori e calori, sono ciò che al primo impatto ci avvolge. Lo spazio e il tempo e la relativa esperienza fisica e psichica, sono alla base della riscoperta dello spazio al tempo delle crociate. Uno spazio feudale è per forza bloccato, verticalmente e orizzontalmente. Percorrere vuol dire relazionarsi, significa adattarsi e mediare, cambiare per ritornare se stessi. Il viaggio è un’esperienza umana, meravigliosa nel suo poliedrico valore semantico. Esso trasforma, adatta, insegna a mediare e induce a ritrovare nuovamente se stessi. Una sfida. Bisogna essere coraggiosi per viaggiare. Un modo per esorcizzare il timore di partire verso l’ignoto, può essere dare una finalità al viaggio: per motivi religiosi, per lavoro, per affari, per studio, per andare a trovare un amico, un viaggio per. Sin dall’antichità ellenistica, le descrizioni minuziose di luoghi geografici tipici hanno suscitato una sana curiosità verso le terre lontane, soprattutto a Oriente e a Meridione del mondo ellenistico, successivamente assorbito dall’Impero Romano. Per molti secoli, a partire dal I secolo dopo Cristo, uno dei viaggi più comuni fu quello religioso, quel pellegrinaggio in Terra Santa prima e poi, dal 1300 a Roma, che permise a molti il contatto con realtà nuove e con emozioni forti. Fra i centri maggiormente visitati dal 813 è Santiago de Compostela, luogo della sepoltura di s. Giacomo Maggiore. E fra il XII e il XIV, a seguito delle crociate, si sviluppa la vera e propria coniazione di un concetto di viaggiatore, vagans. Nel Medioevo la figura di dotto corrisponde a colui che, viaggiando e frequentando le Università e le comunità culturali, ha acquisito conoscenza del mondo. Fra le mete più ambite c’è la Francia che, a partire dal 1400, grazie a città quali Parigi, Orleans e Montpellier, domina per le specializzazioni universitarie, per il bon ton e la lingua. Contemporaneamente e per gran parte del XVI secolo, molti viaggiatori evitarono di imbattersi nelle località del Bel Paese, spaventati delle molte guerre e dall’instabilità dello stivale. Roma, grazie ai giubilei, fu pressoché l’unica meta in Italia frequentata dai pellegrini, in visita ai luoghi santi e alle reliquie custodite nella città. È proprio grazie alla stampa che nel 1510 nasce la prima guida turistica di Firenze, un libretto di 16 pagine intitolato Memoriale di molte statue et picture sono nella inclyta cipta di Florentia. Il XVII secolo segna un momento fondamentale nell’ambito della filosofia del viaggio: la nascita del Tour culturale, disegnato appositamente per i giovani figli di famiglie agiate, pronte a pagare le spese non solo del viaggio e degli alberghi, ma anche e soprattutto del tutor, figura cardine del viaggio, con la funzione di guidare i passi dei ragazzi alla conoscenza dei luoghi, delle persone e della lingua dei diversi paesi. Con il libro Travel, F. Bacon introduce il concetto di Grand Tour, fenomeno che avrà moltissima risonanza nei secoli XVII e nel XVIII. Le mete di questo meraviglioso itinerario sono la Francia, l’Italia e la Grecia. Si tratta di un viaggio alla volta della contemporaneità, delle meraviglie naturalistiche e della classicità, fondamentalmente quella romana e greca, meravigliosamente rappresentata dalla tela di J. H. W. Tischbein raffigurante “Goethe nella campagna romana”. Ma, poiché il viaggio non è solo rivolto al riconoscibile ma anche al sorprendente, a partire dal 1830, gli intellettuali dei diversi Paesi europei iniziarono a spostarsi verso luoghi esotici, lontani dal conformismo occidentale e dall’agiatezza postindustriale, molto amati da Delacroix durante il suo viaggio diplomatico in Nord Africa nel 1832. Così come Delacroix, saranno in moltissimi a viaggiare in luoghi lontani. Gauguin si sposterà in America Latina, in terre ricche di valori primitivi, seguendo quella ricerca delle radici primigenie dell’uomo di cui è permeata tutta la seconda metà dell’Ottocento. Nasce così la curiosità nei confronti dell’esotico, l’inusuale e l’incontaminato che porterà all’interesse verso le culture lontane dal Giappone, all’America Latina, da poco liberata dal giogo spagnolo. Ma la vera rivoluzione del viaggio si ha proprio a partire dal XIX secolo quando, dopo la diffusione delle ferrovie, viaggiare divenne più facile, anche se non sempre alla portata di tutti. Immagini come treno, vapore e velocità di Turner o vagone di terza classe di Daumier ci introducono a un nuovo concetto di spazio, condiviso da Anna Kerenina di Dostoevskij o da Gambalesta di Verne. Il percorrere spazi in minor tempo determina una rivoluzione visiva la cui portata può evincersi dai quadri futuristi, fatti di movimento, tecnica e velocità. Eccoci, dunque, al secolo breve, ricco di innovazioni tecnologiche di portata talmente grande da capovolgere i tempi e i modi stessi del viaggio. Quello che fino a qualche decennio fa sembrava un viaggio unico e irripetibile, oggi è su tutti i cataloghi di agenzia, ai prezzi più bassi e al massimo del gradimento. L’aereo è diventato un mezzo di trasporto il cui prezzo è accessibilissimo alla quasi totalità delle persone. Oggi viaggiare ha perso il suo fascino, non esistono quasi più luoghi sconosciuti e se ci sono diventano le mete per i Vip prima e per i più dopo. Il viaggio è finito, sì nella sua intima essenza di sorpresa, di suspance. Cerchiamo altro. Quale sarà il nostro prossimo viaggio?

Francesca Maria Pedullà

 

 

 

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