Monteveglio, il piacere dell’accoglienza e del gusto

monteveglio - abbaziaDa sempre i prodotti della terra sono una cosa preziosa, come un gioiello di famiglia. Dalla terra e dalle stagioni, dalla cura e dall’abilità degli uomini è sempre dipesa la sussitenza ma anche l’economia delle famiglie che, dopo la fatica e l’attenzione di un intero anno, salutavano con un misto fra gioia e devozione il nuovo raccolto. Corte d’Aibo si trova nel cuore del Parco Regionale dell’Abbazia di Monteveglio, un’area protetta dove si alternano, in armonia, natura intatta e vigneti, frutteti e campi di grano. Tra il verde dei colli spicca il rosso bolognese dei caseggiati composti di un nucleo principale risalente al XVI secolo, nato come torre fortificata e poi trasformato in un piccolo convento. Narrano antiche scritture del Cinquecento che i canonici del monastero di Monteveglio acquistarono appezzamenti nella località alle vigne di Daibo. Quelle stesse terre furono acquistate alla fine degli anni Ottanta da un gruppo di giovani viticoltori che recuperarono i vigneti già esistenti e ne realizzarono di nuovi, attuando una profonda valorizzazione di questa meravigliosa zona. L’attenzione verso l’agricoltura biologica e sostenibile, il consumo critico e la ricerca della qualità sono il leitmotiv dell’agriturismo Corte d’Aibo, ricavato da un vecchio fienile recentemente ristrutturato in linea con le caratteristiche architettoniche del complesso storico. Dalle finestre si apre la splendida vista dei vigneti che accendono di mille sfumature di gialli e rossi le colline circostanti. Una natura che con l’aiuto dell’uomo offre un paesaggio di assoluta bellezza, capace di esprimere il piacere dell’accoglienza e del gusto, grazie ai cibi di qualità tipici della zona, alle ricette locali e ai vini prodotti a chilometro zero. Dominano la sommità del colle la chiesa e l’abbazia di Monteveglio, attualmente sede della Comunità dei Fratelli di San Francesco. La cripta antichissima e lo splendido chiostro quattrocentesco del monastero sono i veri tesori di questa perla emiliana. Collocato sopra all’altare maggiore, all’interno della chiesa, il crocefisso in legno del Quattrocento, che alcuni attribuiscono alla scuola leonardesca. Altrettanto pieni di fascino sono l’organo del Seicento, posto a destra dell’altare, e le volte della chiesa dipinte con decorazioni floreali duecentesche. Non molto, invece, è rimasto del castello di Monteveglio. Delle torri, mura e costruzioni fortificate restano solo poche tracce e tutto ciò che oggi si può ammirare del castello è il portale sormontato dal grande torrione merlato.

Viviana Dasara

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2 thoughts on “Monteveglio, il piacere dell’accoglienza e del gusto

  1. E la scoperta di questi luoghi che ci deve indurre a ritornare indietro, valorizzando quei valori che una volta esistevano nella semplicità più profonda e che oggi con i ritmi frenetici non riusciamo più a vedere e raccogliere.

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