Livorno, il Museo del Bosco conserva gli arnesi degli antichi carbonai

museo del bosco - livornoIl piccolo paese di Sassetta si trova arroccato su una collina tra Castagneto Carducci e Monteverdi Marittimo, nella provincia di Livorno. Il luogo è senza dubbio incantevole, vista la natura così rigogliosa caratterizzata principalmente da boschi di castagni. Da sempre la macchia ha dato da vivere agli abitanti di questi luoghi, uno degli antichi mestieri era appunto il carbonaio. In questi boschi di lecci, ornelli e querce si trovava dell’ottima legna; si costruivano le carbonaie e si otteneva un buon prodotto che si poteva vendere al quintale. Un lavoro molto duro, ma non così lontano nel tempo, poiché si andava nella macchia fino agli anni Settanta. Il Museo del Bosco si trova all’interno del Parco Forestale di Poggio Neri, nei boschi del Monte Bufalaio, ed è una ricostruzione reale delle strutture e degli arnesi degli antichi carbonai. Il visitatore, in questo museo all’aperto, può trovare “la capanna del carbonaio e della sua famiglia”, il luogo dove si mangiava, il pollaio, il seccatoio e tutti gli arnesi che servivano nella produzione del carbone. Si tratta di una piacevole passeggiata all’interno del bosco dove, pian piano, si riscoprono antiche e suggestive tradizioni del passato, percorso ideale per chi ama la natura e i vecchi mestieri. Per rendere omaggio alle tradizioni di Sassetta e alla sua storia, il Comitato Cacciatori organizza, ogni anno, “Il 1° Maggio” un evento culturale che fa rivivere la storia degli antichi carbonai, la loro quotidianità, il lavoro, la vita nel bosco. Si tratta di una passeggiata attraverso un sentiero denominato “La Via del Carbone”, il quale si snoda attraverso il Parco di Poggio Neri e attraversa tutte le fasi di lavorazione delle carbonaie, con i carbonai al lavoro. Sul percorso si trovano, inoltre, vari punti di ristoro. Vediamo, nel dettaglio, di cosa si tratta. La storia dei carbonai di Sassetta. Per lavorare il legname e produrre il combustibile, i carbonai si dovevano trasferire per diversi mesi nei boschi, assieme a tutta la famiglia. In questo lungo periodo vivevano dentro capanne costruite con le loro mani, cacciavano, raccoglievano i frutti del bosco e si nutrivano nel rispetto della natura. I vecchi carbonai hanno, infatti, il merito di aver tramandato alle nuove generazioni di sassetani il rispetto del bosco e delle creature che lo popolano: per questo il territorio di Sassetta, oggi, continua a mantenere la sua bellezza incontaminata. Come si costruisce la carbonaia. L’allestimento della carbonaia è preceduto dal taglio del legname (a ottobre e a marzo). I tagliatori facevano trasportare dai muli le cataste di legna (dai 3 ai 7 centimetri di diametro e circa 1 metro di lunghezza) e le sistemano ai bordi delle piazze carbonaie (10 metri quadrati) che venivano usate per costruire, appunto, le carbonaie. Il carbonaio iniziava il suo lavoro intorno al mese di aprile. Il lavoro può essere descritto secondo delle fasi ben precise che ogni volta i lavoratori seguivano attentamente. Prima fase: posizionare la legna. Il carbonaio e il meo (l’aiutante) sceglievano i pezzi di legno più dritti e iniziavano ad appoggiarli ritti al palo centrale della piazza, formando una struttura a cupola. Seconda fase: involta e calzolata. I pezzi di legna venivano appoggiati a strati, l’uno vicino all’altro, in modo verticale e circolatorio, allargandosi fino a riempire la piazza. In questo modo si involge la carbonaia. Dopo averla involata, il carbonaio cominciava a calzolare la carbonaia: asportava le zolle di terra dal terreno circostante e le metteva alla base della carbonaia, fino a formare uno spessore di circa 50 centimetri. Dalla calzolatura alla cima della legna veniva aggiunta la cosiddetta paltriccia ovvero delle foglie macerate tipo umus fino a ricoprire tutto. Dopo si aggiungeva il terreno che era stato utilizzato in precedenza per pulire la piazza. Terza fase: accesa. Il carbonaio sfilava il palo centrale e nel buco rimasto (fornello) introduceva dei legni incandescenti. La bocca del fornello veniva chiusa con zolle di terra e nella calzolatura venivano praticati dei piccoli fori (cagnoli), utilizzando un fumicaiolo (legno appuntito e ricurvo). In questo modo la legna bruciava a fuoco lento e si trasformava in carbone. La cottura durava ben 3-4 giorni e veniva tenuta sotto controllo di giorno e di notte, sia dal carbonaio sia dal meo. Quando la carbonaia smetteva di fumare voleva dire che era cotta. Quarta fase: estrazione carbone. Quando la carbonaia era cotta si effettuava la prima ripulitura con un piccolo rastrello (semondino): si toglieva la calzolatura e uno strato di terra. Dopo qualche ora il carbonaio provvedeva a secondare la carbonaia: toglieva un altro strato di terra e la ricopriva con terra sempre più fine, affinché non passasse aria e il carbone all’interno si spengesse definitivamente. Ultima fase: raccolta del carbone e imballaggi. Il carbone veniva tolto la mattina presto (due ore prima dell’alba) affinché si potesse vedere, nel buio, se ci fossero rimasti dei pezzi ancora accesi. Per toglierlo, il carbonaio utilizzava un grande rastrello di legno con il quale, attraverso dei movimenti dall’alto verso il basso, spargeva il carbone per tutta la piazza. Il carbone veniva poi imballato con il vaglio e trasportato a destinazione. Non resta, quindi, che visitare questo meraviglioso Parco forestale di Poggio Neri, soffermandosi a vedere il Museo del Bosco, dove tutti potranno scoprire, per la prima volta, un curioso mestiere ormai abbandonato.

Barbara Noferi

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