Monte Amiata, camminare con gusto durante l’autunno

monte amiata - toscanaPer chi ama camminare non c’è niente di meglio che programmare un walking tour in una terra ricca di prodotti tipici, dove le antiche ricette della tradizione culinaria si fondono con nuovi prodotti nati dalla ricerca e dal legame genetico con la propria terra. Nel cammino lungo i sentieri dell’Amiata, dai boschi di faggio della sua cima fino ai querceti, ai campi e ai pascoli, non è difficile imbattersi casualmente in una sagra in cui vengono celebrate le antiche consuetudini di condivisione che culminavano, in un certo periodo dell’anno, nel consumo dell’eccedente, cioè il prodotto della terra o del pascolo che poteva essere diviso tra tutti i membri della comunità. Era ciò che rimaneva alla gente del luogo dopo averla scambiata, venduta o ceduta al Signore in cambio di protezione e di vita pacifica. Oggi nelle sagre non si avverte spesso questa sfumatura, e la sagra è diventata più un richiamo turistico, commerciale, talvolta portando, per la sua realizzazione e riuscita, alla produzione extra del prodotto, nonostante costituisca un’occasione unica per il turista per venire a contatto con la cucina vera e tradizionale legata a quel territorio, a quel borgo. È una vera occasione di festa che potrebbe allietare un camminatore alla scoperta del territorio e permettergli di mescolarsi agli abitanti. Questo piace ai turisti, soprattutto a quelli stranieri, che in completa autonomia e muniti di carte geografiche, scelgono itinerari a volte anche molto lunghi attraversando la Toscana, lungo le Vie della Fede, o i Percorsi Etruschi. Spesso, gli amanti della natura incontaminata che capitano nella Toscana Meridionale, in Maremma, deviano in direzione del Monte Amiata, per ricongiungersi alla Via Francigena ad Abbadia San Salvatore o alle Vie Cave della zona del Tufo Via Terme di Saturnia, dopo un bel bagno sulfureo, caldo e purificatore nelle Cascate del Gorello. Nel mese di ottobre, periodo di transizione in cui ci si prepara all’inverno, sull’Amiata è tutto un fermento. I primi profumi di legna secca inebriano l’aria all’imbrunire perché dopo una lunga giornata a raccogliere castagne oppure olive, a vendemmiare, a far le more o la rosa canina per la marmellata, a raccogliere i funghi dopo un acquazzone, tutto quello che si desidera è davanti a un fuoco, mentre il pasto caldo della sera scalda l’aria. Sembra un idillio bucolico. Il viaggiatore può fermarsi presso un’azienda lungo il suo itinerario, riposare sotto un castagno, un noce, accanto ai fichi ormai distesi come in un tappeto. Ma dopo essersi consolato per qualche chilometro con lo zucchero e le vitamine di mora e rosa canina, una bella bruschetta di olio e sale non starebbe male, magari accompagnata da un rosso bicchiere di vino Montecucco. Come sfondo contrasti di vitigni rossi e verdi di uva copiosa scivolano su campi di Olivastra seggianese argentata, antichi come quel castello che protegge, da secoli, dall’alto del suo poggio il magnifico lavoro dell’uomo. Se si va verso il riposo della sera, dietro il vicolo di peperino cuociono dolci le castagne e ci ritroviamo con le mani nere di brace, mentre il sonno arriva gustoso e senza interruzioni fino al mattino, quando ci risveglia il fragore del biscotto salato, che possiamo assaporare accanto alla Fonte di acqua fresca e buona, proveniente dalle sorgenti del Fiume Albegna. Non è certamente male viaggiare d’autunno sull’Amiata. Per ulteriori informazioni e approfondimenti sui prodotti tipici, sugli itinerari enogastronomici e naturalistici, sulle aziende da vedere lungo il cammino è possibile scrivere a info@carlagae.com.

Carla Pau

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