Il Baloon Festival a Matera fra folklore, cultura e green economy

matera - baloonMatera si è distinta, anche quest’anno, per l’originalità delle sue iniziative, sviluppate a esaltare le caratteristiche folkloristiche, culturali e ambientali della città lucana. La città ha ospitato, dal 10 al 13 ottobre 2013, una manifestazione dal carattere unico, in cui il cielo si è fuso con le strade e il cibo con la luce e la musica. Per tre giorni, dalle 7 di mattina alle 5 di pomeriggio, 6 mongolfiere hanno offerto la mirabile visione di Matera e del suo territorio compreso l’ambiente, le Murge, mentre a terra si organizzavano diversi laboratori enogastronomici, ludici, sportivi, di intento prettamente ambientale. Non a caso, la manifestazione ha coinvolto molteplici partner, per lo più collegati alla green economy, compreso il suo essere prevalentemente caratterizzata dal volo delle mongolfiere, distinguendola come evento a impatto zero. Se il tempo, non sempre favorevole, ha ostacolato il volo di alcune mongolfiere, a terra le molte iniziative hanno animato il soggiorno dei visitatori. Alcuni laboratori enogastronomici, curati dell’organizzazione Slow Food, hanno messo in bella evidenza la sempre più impellente necessità di ritrovare la genuinità nei cibi e nelle bevande. Il Wine and Food tasting si è trasformato in vere e proprie lezioni di vita. Non a caso uno dei motti dell’iniziativa è stato “Noi ci mettiamo il cibo, tu mettici la testa”. È stata l’occasione per assaggiare i vini locali, accompagnati da formaggi tipici e dal celeberrimo pane di Matera. Attenzione a non confondere questo pane con quello di Altamura. Il pane di Matera è sicuramente quello originale. Alcuni laboratori didattici e sportivi hanno coinvolto i più giovani. Fra questi il più gettonato è stato quello del tiro con l’arco, a cui hanno partecipato in molti fra i presenti. Altri laboratori hanno riguardato il riciclo di materiali come il vetro e la meravigliosa esperienza di imparare a dipingere sul tufo, come i passati artisti locali. Mentre queste attività fervevano sull’altopiano delle Murge, a Matera le guide turistiche locali hanno condotto i turisti negli itinerari che hanno dato rilievo alla città dei sassi. Percorriamo dunque Matera, nel ginepraio dei vicoli, che in modo sinuoso avvolgono il sasso Caveoso e quello Barisano. Rimaniamo stregati dalla primitiva bellezza delle linee che ritmicamente si ripetono, in una danza concentrica di pieni e vuoti. Arriviamo in luoghi inaspettati come le chiese di S. Maria dell’Idris o S. Pietro Barisano, ricche di memorie passate e di dettagli inaspettati. Poi le cisterne, la cisterna del Palombaro Lungo, rifornimento idrico per l’intera comunità e, infine, la Casa Cava, cava di tufo e grotta, attualmente trasformata in Auditorium. Le ore trascorrono in modo stupendo, ossia piene di stupore per gli occhi disabituati a una bellezza così pura. Lontano dalle fatiche del traffico, il visitatore entra in una sorta di spazio sospeso, a metà fra tempo e distanza, fra percorso e stanchezza, fra gradini e spazi aperti di fronte all’infinito ambiente marino delle Murge. In questo modo il tempo, quello a piedi, trascorre naturalmente e con il giusto affanno, quello dei passi lenti, quello del riposo. Ed è proprio aspettando che il fiato ritorni al suo ritmo quieto che l’occhio ha il tempo di deliziarsi della bellezza. Come in un canone classico, l’anima e il corpo si completano per assurgere a perfezione etica. Così, ritornati a normalità, si trova refrigerio in uno dei locali che coronano l’abitato primitivo. Tra un sorso e un altro tra un morso e il successivo, si conoscono molte cose. Per esempio il fatto che Matera, all’inizio della Repubblica Italiana, è stata considerata la vergogna dell’Italia. Si fatica a capire. Una tale meraviglia ridotta a vergogna del nostro Paese è un giudizio molto difficile da ingoiare. Carlo Levi ci viene incontro. Ci ricorda quei sassi fatti di conciatori, di vinai e pastori. Una guida locale descrive una città in cui uomini e animali vivono insieme, nella stessa grotta, come in un presepe eternato dalla consuetudine. Per questa ragione il governo italiano è dovuto intervenire. Il problema era essenzialmente igienico. Ma la vera sorpresa è avvenuta nel 1993, quando l’Unesco ha dichiarato la città Patrimonio Mondiale dell’Umanità e Parco Archeologico e naturale della civiltà rupestre per il suo paesaggio culturale. Da quel momento, anche grazie al diretto intervento dello Stato Italiano, Matera si è trasformata in una delle più straordinarie realtà urbane in Italia. Oggi passeggiare per i vicoli di Matera diventa un’esperienza indimenticabile. L’augurio particolare è quello che Matera riesca a ottenere, nel 2019, il titolo di Capitale Europea della Cultura. Auguri a Matera e a tutti i suoi abitanti.

Francesca Maria Pedullà

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