Assisi custodisce la storia negli scorci medioevali

assisi - chiesa san francescoAssisi è la città religiosa d’Italia per eccellenza. Il turismo spirituale riesce a imporsi con determinazione conferendo una particolarità all’economia del territorio. Il visitatore è immediatamente catturato dai racconti storici e religiosi di san Francesco e di santa Chiara. Non passa in secondo piano la bellezza dei paesaggi e la tipicità della gastronomia del territorio, quasi a completare un’offerta turistica sicuramente ricca e variegata. Le giornate sono straordinariamente originali per gli abitanti di Assisi poiché la popolazione è abituata a conoscere persone di diverse nazionalità. A piccoli passi, nel lento incedere quotidiano, le giornate trascorrono con quella peculiare finestra aperta sulla società di Assisi. L’ambiente circostante, rigoglioso e ben valorizzato, conferisce maggiori emozioni al turista, libero di  godere la visita della città completamente immerso nell’antico clima medioevale, come fosse un’isola dove meditare in tranquillità. Dalla Porta Nuova il visitatore entra nella città percorrendo via Borgo Aretino dove, a sinistra, trova la chiesa di s. Chiara. Davanti alla cattedrale c’è una grande terrazza con un panorama spettacolare che permette di ammirare la campagna dell’Umbria. Dal XVII secolo, grazie alla fondazione di istituti ed accademie, ad Assisi riprende con fervore l’attività culturale, interrotta dal periodo delle guerre napoleoniche (1799), quando le truppe francesi, al comando di Napoleone Bonaparte, saccheggiarono la città e trafugarono diverse opere d’arte. Nel 1860, con plebiscito unanime, Assisi aderì al nascente Stato italiano. Dopo il 1871 venne realizzato uno scalo ferroviario con la conseguente apertura della città verso altre località italiane. Con il ritrovamento dei corpi di san Francesco e di santa Chiara a metà del XIX secolo, Assisi diventa meta privilegiata di pellegrinaggi, superando Perugia. Il turismo religioso, sin dall’antichità, riuscì a dare un forte e decisivo incremento all’economia locale. È bene ricordare che la città di Assisi, la Basilica di San Francesco e gli altri luoghi francescani sono tutti beni protetti dall’Unesco. Assisi è una città tranquilla grazie alla sua posizione situata in collina e affacciata sulla Valle Umbra. Il trait d’union fra lo splendido contesto naturalistico umbro, Assisi e la storia è offerto dall’umile figura di san Francesco. È nel Cantico delle creature, composto nel meraviglioso complesso di S. Damiano, che scopriamo la modernità del santo di Assisi. San Francesco, figlio di un mercante di stoffe, è colui il quale compie la prima rivoluzione del primo millennio: riscopre la natura e con questo l’uomo e lo spazio che lo circonda, come scaturigine della relazione di causa effetto con lo spazio. È colui il quale insieme a s. Bernardo porrà le prime pietre del Rinascimento. Per primo, dopo molti secoli, il santo poverello rivela dell’uomo quel suo essere parte di un creato benigno e specchio di Dio. Rielegge un tipo di antropomorfismo religioso di radice classica. È una vera novità nel panorama del Medioevo spirituale, rivolto unicamente alla vita ultraterrena. Il santo rimette a terra i piedi dell’umanità e, da figlio della borghesia emergente, è conscio del contesto nel quale vive. E insieme a lui è s. Chiara, la prima a fondare un ordine femminile, dopo secoli di monachesimo regolato dagli uomini. Gli effetti benefici di questa rivoluzione umana sono splendidamente tradotti dal giovanissimo Giotto nelle Storie di s. Francesco, affrescate nella basilica superiore di Assisi. Qui, a governare lo svolgersi delle scene, è un pathos crescente in cui uomo e natura sono uniti alla storia. Così nella prodigiosa “Predica agli uccelli”, proferita per tradizione lungo la strada verso Bevagna, il pittore fiorentino dipingerà l’albero benignamente rivolto verso Francesco, quasi a dirigere lo zampettare degli uccelli verso il santo che li ascolta accogliendone i bisogni. E quando la storia incontra l’uomo e parla di contesto, Giotto assurge all’apice della sua prima produzione, creando l’ascendente canto dei monaci in contemplazione del bambinello, nel “Presepe di Greccio”. È proprio all’interno di questo affresco che l’architettura è spazio reale, quasi contenitore spaziale a protezione dell’intimità del momento. Lo spazio riconquistato, quello spazio immanente della classicità, ma assolutamente lontano dalla spiritualità medioevale, emerge mostrando quella acquisizione sensoriale del trapassare dei piani che solo la rinascita dei commerci poteva attivare. Francesco, figlio di un commerciante che viaggiava in Europa, conosceva i tempi del percorrere degli spazi, nell’attesa del ritorno di suo padre. Allora Assisi è più di una figura di Santo e di meravigliosi scorci medioevali. Assisi è l’incipit della nostra storia moderna, di quel molteplice che quotidianamente dipinge il nostro vissuto.  

Francesco Fravolini e Francesca Maria Pedullà

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