Roma, quella complicata pedonalizzazione dei Fori Imperiali

Fori Imperiali - RomaA Roma, negli ultimi mesi, i Rioni Monti ed Esquilino sono stati scossi da un terremoto senza precedenti. È stato proprio il 4 luglio scorso che, a seguito del vertice Marino-Bray, ha preso consistenza il piano di pedonalizzazione di una parte di via dei Fori Imperiali, ossia il percorso fra largo Corrado Ricci e piazza del Colosseo. Nonostante il tratto abbia veramente un’estensione esigua, le conseguenze di questa chiusura hanno determinato una serie di cambiamenti alla viabilità di non piccola entità. L’effetto boomerang non si è fatto attendere. Non si tratta di un capriccio dettato dall’abitudine nel percorrere le solite strade, parte di un consolatorio rituale quotidiano, ma di reali scossoni alla vita delle persone, costrette a fare i conti con la novità. Quali sono le parti coinvolte in una decisione tanto delicata? I residenti, i commercianti, coloro i quali attraversano, tutti i giorni, la zona per recarsi al lavoro, senza tralasciare gli studenti delle molteplici scuole della zona che, come nel caso della Mazzini e della Bernardino da Feltre, sono troppo piccoli per prendere il bus e vengono accompagnati dai loro genitori. Non sono da dimenticare i conducenti dei pullman turistici, disperati dalla prospettiva di trovarsi incastrati nelle strade di Roma quando tutti saranno tornati dalle vacanze e il traffico impazzerà e impazzirà per tutta l’area, considerando che a via Labicana, dall’inizio di agosto, non si può superare il limite di velocità fissato a 30 chilometri orari. Come guida turistica abilitata per Roma e provincia è bene sottolineare, nel quotidiano spostamento di lavoro da una parte all’altra di Roma, le perplessità e i timori di questo piano urbanistico. Sono le 9 del mattino, l’appuntamento con i turisti è davanti alla metro del Colosseo, per visitare la Roma Antica. Da Largo Corrado Ricci nulla sembra essere cambiato eppure dovevano realizzare una pista ciclabile. Dove è? I turisti arrivano puntuali e percorriamo la strada verso l’Anfiteatro Flavio. Idiosincraticamente, siamo in zona pedonale, trattenuti sul marciapiede da un semaforo rosso mentre, a 30 chilometri orari, i mezzi autorizzati procedono con cautela lungo la strada. Ci sono due semafori in 50 metri di percorso, forse meno. La signora è già stata a Roma. Per iniziare la visita turistica è consuetudine fare una domanda, quasi di rito: «Le piace la nuova sistemazione dell’area? Ha notato nulla di nuovo?». «No», risponde la signora, scuotendo la testa. Ma subito dopo aggiunge: «Sono iniziati i lavori di restauro del Colosseo? Ho saputo che è malconcio». Per fortuna ha cambiato argomento perché sarebbe stato veramente difficile spiegare il connubio fra area pedonale e bus, seppure pubblici. La signora fa riferimento al cedimento del basamento del Colosseo, in occasione dei lavori per la metro C. La preoccupazione nasceva per via del disallineamento fra gli anelli dell’Anfiteatro, causato da un cedimento della platea di fondazione in calcestruzzo su cui insite il monumento. Fra le molteplici cause di tale cedimento era stata suggerita l’eccessiva sollecitazione, creata dal passaggio di autobus pubblici e dalla metro B. Non si comprende il motivo per cui un’area archeologica, come quella che si intende proteggere, sia lasciata sola con il più terribile dei nemici: le onde sussultorie create dai mezzi pesanti e sotterranei. Sarebbe come abbandonare una vecchietta in sedie a rotelle sul ciglio delle scalinate di Trinità di Monti, vicino a un bambino scalmanato, solo per farle prendere un refolo d’aria.

Francesca Maria Pedullà

 

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