Quando l’arte è cura dell’anima nella mostra di Spoleto

spoleto - arte terapiaQuando l’arte è cura per l’anima e per il corpo, allora si combina simultaneamente con la medicina per divenire un palliativo al dolore. Questo è quanto sta avvenendo a Spoleto in occasione della 56° Edizione del Festival dei Due Mondi dove, insieme a molte altre iniziative, fino al 20 luglio 2013 è in rassegna la mostra “Arte in Terapia, 33 diagnosi d’artista”. Il tema è stato scelto da due eccelse personalità: il professore Alberto D’Atanasio, primario di medicina intensiva presso il nosocomio di Spoleto e lo storico dell’arte Nazzareno Miele. Le sedi prescelte sono l’Ospedale S. Matteo degli Infermi e quindi una serie di alberghi di primissima scelta e in ultimo, ma non di minore importanza, la chiesa di S. Agata, parte del Museo Archeologico dei Spoleto. La presenza di istallazioni e sculture all’interno di un Ospedale in cui viene praticata la terapia del dolore, richiama l’antico adagio dell’arte come balsamo per l’anima e per il corpo.

In effetti sin dall’antica Roma la letteratura, la pittura, la scultura e la pittura hanno sempre costituito una forma di ricovero sicuro. Erano i ricchi romani, i mecenati assetati di opere letterarie e artistiche antiche, a lasciare le fatiche quotidiane per dirigersi verso le ville extraurbane dove potevano godere delle bellezze naturali e intellettuali. Le statue facevano capolino fra meravigliosi scenari naturali fatti di siepi sagomate, fontane e portici ombreggiati, mentre i ricchi signori si dilettavano di filosofia e di letteratura. L’insieme di questi elementi costituiva un antibiotico naturale allo stress e all’alienazione, condizione di perdita della primigenia armonia fra corpo e sua anima. Uno degli esempi più paradigmatici della funzione palliativa del bello è offerto dalla Villa Adriana presso Tivoli, a due passi da Roma. Qui l’imperatore Adriano, colpito da idropsia cercava attraverso la letteratura, la filosofia e l’arte di lenire la sua inguaribile malattia. Nel Quattrocento la famiglia Medici eresse le sue famose Ville tutt’intorno a Firenze, tutte nutrite dal materno seno della cupola di S. Maria del Fiore, eretta qualche decennio prima da Brunelleschi. E dal quel latte meraviglioso scaturigine del Rinascimento fiorentino, trassero nutrimento artisti e letterati di altissima formazione, fra cui Marsilio Ficino, Angelo Poliziano, Sandro Botticelli, Michelangelo e Leonardo da Vinci. In quelle Ville, fra cui quella dell’Accademia Fiorentina di Careggi, al suono di Carole medioevali risuonarono i versi delle Giostre polizianee a cui facevano da scenario i quadri di Botticelli e di Signorelli. Tutte queste opere, coniugate in una sorta di teatro globale, costituivano la fonte principale l’otium della corte medicea di cui principale mecenate fu Lorenzo. Da sempre l’arte è stata fonte di riflessione, contemplazione e cura dell’anima e ciò trova ulteriore riscontro nella Villa Borghese a Roma e nella più tarda Villa Albani dove, alla presenza di meravigliose statue classiche il cardinale Albani e il Winckelmann amavano passeggiare e meditare. Dunque, alla luce di tanto passato, l’iniziativa di Spoleto sembra importante e sicuramente di grande successo, non solo per la bellezza delle opere esposte, ma anche e soprattutto per la loro funzione curativa e palliativa di quelle malattie che non trovano ancora soluzione, ma il cui dolore può essere alleviato dal rapimento estatico verso il bello.

Francesca Maria Pedullà

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