Roma, il quartiere Trastevere fra povertà e splendore

trastevere - romaTrastevere. L’immagine è subito quella di un quartiere composto di locali, ristoranti e birrerie immersi nel caos della Roma notturna. Ma se arriviamo nella prima mattinata di un giorno feriale, il Rione mostra tutto il fascino di un’area millenaria, unione fra antico e moderno, fra edifici imperiali e costruzioni recenti. Transtiberim. Al di là della riva destra del fiume, lontano dal centro monumentale di Roma, l’altra faccia dell’Urbs. È qui, nella XIV Regio Augustea che sorse la Naumachia e quella caserma dei Vigili del Fuoco (Vigiles), a testimonianza di un tempo in cui nell’area vivevano le persone più povere della città, impegnate fra il Porto e le aziende agricole che si sviluppavano lungo la riva sinistra del Tevere. Ed ecco l’antica Sinagoga, quella che dopo la Diaspora sorse nel luogo dove oggi è il Vicolo dell’Atleta, radice della Scola Romana, la più antica di tradizione ebraica in tutta Europa. Fra il IV e il XII secolo vennero costruiti alcuni fra gli edifici ecclesiastici più suggestivi della città, quelli la cui funzione primaria era di assistenza agli indigenti e ai bisognosi della zona. Già dal IV secolo sorge S. Maria in Trastevere, scaturita della leggenda della fons olei che sgorgò nel 30 a.C. per annunciare l’arrivo di Cristo. Le maestose Vergini effigiate sulla facciata introducono a quella che, secondo parte della tradizione mariana, fu la prima basilica romana dedicata alla Vergine. Nel catino absidale si trova l’Assunzione di Maria accompagnata dalle ben più rinomate storie della Vergine di Pietro Cavallini. Non si potrebbe lasciare l’edificio senza aver onorato l’immagine della Clemenza, eccelso esempio di icona del V secolo di ascendenza bizantina. A controbilanciare la ricchezza decorativa di S. Maria in Trastevere è la chiesa di S. Crisogono. Qui, sotto l’austera basilica di XII secolo, sono le vestigia di quello che può essere considerato uno dei più sorprendenti edifici paleocristiani romani. È qui che si conservano brani pittorici di suggestiva bellezza, come l’immagine di s. Benedetto che risana un lebbroso. Affreschi di varie epoche testimoniano l’importanza dell’edificio durante l’alto Medioevo. Ed ecco viale Trastevere, recente ferita che taglia il Rione in due parti. Rimane, però, la memoria di una unità passata, quando la Via S. Francesco a Ripa era un tracciato unico fra S. Maria in Trastevere e S. Francesco a Ripa. Lontano andava Francesco, lontano dalla ricchezza e nei luoghi in cui lo chiamava la sua natura gentile e piena di compassione. Giunse a Trastevere presso le proprietà dei Pierleoni, vicino alla sua amica Iacopa dei Settesoli, e lì lei vide le stimmate e lì lui si fermò a curare gli infermi e i lebbrosi. È nella chiesa di S. Francesco a Ripa quella celletta fredda e scura dove il santo dormiva e pregava in unione con la madre terra, la quale lo accoglieva come una mano sospesa dal suolo, in una sorta di incavo stretto. I frati ci accompagnano lungo le scale, e noi ci sentiamo emozionati e incantati da un luogo tanto santo. A corroborare l’importanza della basilica è la meravigliosa rappresentazione dell’Estasi della santa Ludovica Albertoni, opera di Bernini. Ancella non meno importante, oltre Via della Luce è la chiesa di S. Cecilia dove, protetto dalle suore agostiniane, è ancora forte il canto delle ricche note cromatiche del Giudizio Universale di Pietro Cavallini. La teoria dei personaggi nella Gerusalemme celeste fa da invisibile corona all’edificio del IX secolo ben mascherato dai rivestimenti del Seicento, quando le spoglie della santa vennero rinvenute. Maderno immortalò Cecilia nella celebre statua posta in prossimità dell’altare, il corpo di fianco, a terra, il volto riverso e la mano destra a ricordare la Trinità. È all’ombra di tali edifici che crebbe e si formò una delle figure più care alla tradizione di Roma, s. Francesca Romana la fondatrice della Comunità delle Oblate di Tor de’ Specchi. Oggi la sua casa è un bellissimo Ostello vicino a Ponte Rotto, immerso in uno dei luoghi più suggestivi di Trastevere, dove gli edifici medievali ci proiettano in un passato lontanissimo e distante dai tempi moderni. A partire dal XV secolo, con lo spostamento del palazzo papale dal Laterano al Vaticano, il Rione acquisterà sempre più prestigio. È qui che uno dei più ricchi banchieri di Roma costruirà la Villa Farnesina, talamo di amori adulterini silentemente accettati da papi accondiscendenti solo perché Agostino Chigi, con il suo infinito patrimonio finanziava i lavori delle stanze di Raffaello. È in questa Villa che Agostino invitava Leone X a banchetto, dentro le scuderie affrescate dal giovane artista di Urbino, per poi lanciare i piatti d’oro nei flutti tiberini e ripescarli grazie all’ingegnoso quanto nascosto uso di reti. Testimonianza della presenza della Chiesa sono le molteplici targhe ancora oggi presenti al di sopra dei portoni dei palazzi di Trastevere, e recanti i nomi di quelle Congregazioni che proteggevano le vedove, gli orfani e le zitelle. Davanti a questo splendore e negli stessi anni i Riario costruirono il palazzo che successivamente passerà alla famiglia Corsini, ed ospiterà nella seconda metà del Seicento l’intrepida Cristina di Svezia. Lei, donna risoluta, per amore di libertà deciderà di abdicare in favore di suo cugino e di lasciare la religione di stato per il cattolicesimo. Porterà una nuova atmosfera letteraria a Roma fondando l’Arcadia e creando, intorno a sé, un vero e proprio cenacolo artistico. Delle poesie create presso di lei ancora risuonano i giardini dell’Orto Botanico e le camere finemente affrescate del suo appartamento. Così eccoci ai nostri giorni, presso Porta Settimiana. Da qui usciamo dal nostro percorso per ritornare al consueto brulichio. Ecco da una parte la banda musicale, ecco un gruppo di persone che passeggia e infine un buon ristorante dove sedersi a contemplare la bellezza e il piacere. Buon appetito.

Francesca Maria Pedullà

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